Sabato 28 febbraio, il cuore tecnologico di Londra, King's Cross, è stato teatro di una manifestazione senza precedenti: centinaia di persone si sono riversate nelle strade per esprimere la loro preoccupazione e il loro dissenso nei confronti dello sviluppo incontrollato dell'Intelligenza Artificiale. Organizzata da una coalizione di gruppi attivisti, Pause AI e Pull the Plug, la protesta è stata presentata come la più grande del suo genere mai realizzata.

Ho assistito di persona a questa dimostrazione di forza, un fiume di persone che marciavano pacificamente, scandendo slogan e sventolando cartelli di fronte alle sedi britanniche di colossi come OpenAI, Meta e Google DeepMind. La varietà delle preoccupazioni espresse era ampia e toccava diverse sfere: dalla proliferazione di contenuti di bassa qualità generati automaticamente, alle immagini abusive, fino ai timori più radicali legati alla creazione di robot assassini e al rischio di estinzione umana.

L'atmosfera era carica di tensione, ma anche di determinazione. Una donna, ad esempio, indossava un elaborato cartello fatto in casa che recitava: “CHI SARÀ LO STRUMENTO DI CHI?”, con le lettere “O” della parola “TOOL” (strumento) ritagliate per permetterle di vedere. Altri cartelli esprimevano concetti chiari e diretti: “Pause before there’s cause” (Fermati prima che ci sia una ragione), “EXTINCTION=BAD” (Estinzione=Male) e un più specifico “Demis the Menace” (Demis la Minaccia), riferito a Demis Hassabis, il CEO di Google DeepMind. Un cartello più conciso esortava semplicemente: “Stop using AI” (Smettete di usare l'IA).

Ho avuto l'opportunità di parlare con alcuni manifestanti, tra cui un uomo anziano che indossava un cartello a sandwich con la scritta “AI? Over my dead body” (IA? Sul mio cadavere). Le sue parole, cariche di passione e di timore per il futuro, riflettevano un sentimento diffuso tra i partecipanti alla marcia.

Questa protesta, al di là dei singoli slogan e delle specifiche preoccupazioni, rappresenta un segnale importante. Dimostra come, nella società civile, stia crescendo la consapevolezza dei potenziali rischi legati all'Intelligenza Artificiale e la necessità di un dibattito pubblico più ampio e informato. Non si tratta di demonizzare la tecnologia in sé, ma di interrogarsi sulle sue implicazioni etiche, sociali ed economiche, e di garantire che il suo sviluppo avvenga in modo responsabile e sostenibile. La manifestazione di Londra è un campanello d'allarme che non possiamo ignorare. È un invito a riflettere sul futuro che vogliamo costruire, un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell'umanità e non il contrario.